Respira l’azzurro del cielo.

Tian’anmen 4 giugno 1989

È importante conoscere, comprendere e ricordare il tragico massacro avvenuto il 4 giugno 1989 in piazza Tian’anmen.

Non si è trattato semplicemente della repressione violenta di un movimento studentesco “pro-democrazia” (in realtà vi aderirono diversi gruppi d’interesse tra cui i contadini e la tanto temuta classe operaia e, soprattutto, si protestava contro la corruzione politica, il clientelismo, la disoccupazione, l’inflazione, la disuguaglianza di reddito, cioè contro tutte quelle forme di sfruttamento e ingiustizia sociale tipiche delle società capitaliste).

Quello che di fatto si verificò fu una manipolazione dall’esterno del movimento stesso al fine di creare un clima di tensione e insicurezza sociale per giustificare poi l’intervento delle forze armate e dare avvio ad una vera e propria carneficina, funzionale, quest’ultima, alla nascita della futura società capitalista cinese così come la conosciamo oggi.

Agli occhi degli artefici del piano diabolico, era chiaro che il passaggio da un’economia pianificata ad un’economia di mercato non sarebbe stato così semplice, né tantomeno repentino, se non attraverso l’utilizzo della violenza. Si sa, in effetti, che con la paura diventa estremamente facile controllare e manovrare le masse…

La brutale uccisione di centinaia e centinaia di manifestanti, inermi e fondamentalmente pacifici nelle intenzioni e nelle richieste, non era assolutamente necessaria, se non per mettere a tacere, una volta per tutte, qualsiasi voce contraria al nuovo ordine e velocizzare così le riforme di apertura al capitalismo.

È strano come, ancora oggi in Cina, il ricordo del 4 giugno 1989 sia percepito come un tabù nazionale su cui è meglio non esprimere opinioni.

Certamente, il risveglio della memoria fa paura a chi continua a voler nascondere la verità, per cui, mantenere vivo il ricordo di quanto accaduto il 4 giugno 1989 in piazza Tian’anmen, diventa un imperativo categorico.

Ricordare quindi, ricordare per non dimenticare.

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